Fiamme e censure: l’ossessione dei nuovi kamikaze dell’atlantismo sardo

 
Come abbiamo visto nei giorni scorsi, esiste anche in Sardegna un gruppo di maccartisti bellicisti – potremmo anche chiamarli guerrapiattisti, No Pax, Bomb Boys, kamikaze della russofobia, piciernisti ad honorem, fan di Netanyahu, Sciaboleddas, ecc. – che si muove coordinatamente per creare un clima intimidatorio nei confronti di chi mette in discussione l’attuale deriva dell’atlantismo. Hanno un continuo bisogno di invocare censure, interventi delle autorità, sospetti infamanti, chiusure d’autorità. Il tutto perché si sentono in guerra e non vogliono fare prigionieri. Stanno diventando un fenomeno di cyberbullismo da adolescenti anziani nel quale si ritrovano perfino dei professori universitari che scoprono a tarda età il piacere di usare un linguaggio semplificato e spesso infantilizzante per ridicolizzare o stigmatizzare analisti, giornalisti o semplici utenti critici dell’interventismo occidentale. Vediamo così degli studiosi – che un tempo davano del tu a complicati grafici e a tortuose analisi socio-economiche – invecchiare malissimo mentre si appassionano di schemi binari con cui danno addosso a chi non si entusiasma del riarmo europeo, che a loro invece provoca gli ultimi orgasmi. Basta che tu osi pensare che Ursula Guerrafonderleyen sia una sciagura e sei automaticamente un agente del Cremlino da silenziare con i gendarmi.
Essendosi grottescamente strutturati con lo spirito baldanzoso e goffo di Tartarino di Tarascona, i Bomb Boys hanno vissuto malissimo la propria sconfitta in quella che consideravano una battaglia. Il Festival “Neanche gli dei” che si è tenuto a Cagliari – contro cui avevano fatto addirittura una marziale petizione – ha avuto un grande successo, una grande partecipazione di pubblico, una forte consapevolezza dei partecipanti, in tutto e per tutto simili ai partecipanti ad altri festival letterari e kermesse culturali: persone con autonomia di giudizio che si incontravano in un evento che celebrava il valore del pluralismo.
I kamikaze di Ursula l’hanno presa malissimo: non contenti di gettare fango sugli autori dei libri presentati, insultano il pubblico e schiumano di rabbia, tanto che ora passano alla Fase 2, che nel loro passaparola li porta allo sciacallaggio coordinato. Che pretesto usare? Siccome in questi giorni la Sardegna è devastata da grandi incendi, la colpa è dei “putiniani” (un bizzarro professore ha persino detto “nazi-esoterici”) che hanno beneficiato di un finanziamento per il Festival che poteva invece servire per spegnere i roghi. Capito? Se la splendida Punta Molentis è ora in cenere, la colpa è mia che parlavo del mio libro a un pubblico interessato. Dopo i roghi dei libri, i nuovi Torquemada sono passati al concetto di libri che causano i roghi. Non sto esagerando: stanno puntando su questo argomento.
Persino prof. Qatarpigliar ha incitato a prendere provvedimenti urgenti contro i nuovi untori. Non più soltanto putiniani, ma addirittura piromani. Una carriera che si conclude in bellezza, non c’è che dire. Povero Qatarpigliar. Mater Olbia semper certa.
Si dà però il caso che non stia bruciando soltanto la Sardegna. Solo nell’ultima settimana in
Sicilia sono stati segnalati tremila interventi dei vigili del fuoco. Oggi un grande incendio ha fatto danni incalcolabili addirittura alla meravigliosa Riserva dello Zingaro. Bruciano le riserve naturali della Sughereta di Niscemi, di Capodarso, di Monte Cofano, Cava Grande del Cassibile e tante altre. Eppure in Sicilia non c’è stato nessun “festival dei probagantistih di Poo-teen”. Come mai tanta fatica a reggere l’urto delle minacce all’ambiente?
Colpa di Simone Spiga, di Elena Basile, di Pino Cabras, di Enzo Pennetta, di Giorgio Bianchi?
O magari qualche Canadair in più ce lo compravamo, qualche coordinamento territoriale migliore lo creavamo, qualche pulizia del sottobosco in più la finanziavamo, se anziché carbonizzare miliardi di euro in forniture militari nel buco nero ucraino avessimo investito nella difesa ambientale?
In uno spettacolare rovesciamento della logica, i No Pax, che hanno il baricentro e il cuore di tutti i loro interessi nei palazzi del tritacarne ucraino e che pensano che il 5% del PIL in armi sia ancora troppo poco per i vostri portafogli, vi vorrebbero impartire lezioncine calviniste su quali siano le priorità di spesa della nostra terra. Eventi culturali, no. Armi, a bizzeffe. Con tanti saluti ai vostri boschi e alle vostre visite di prevenzione e alle vostre pensioni.
Loro promettono (minacciano) ancora battaglia. Noi promettiamogli folle ancora più grandi, per dare loro la vera misura delle cose: loro parlano per una minoranza di guerrafondai, noi abbiamo a cuore la volontà di pace e di benessere della maggioranza del popolo.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.