DAL MITO DELLA MINACCIA RUSSA ALLA REALTร DEL VASSALLAGGIO AGLI USA.
—– ๐ท๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐ง๐ ๐๐ ๐๐๐ โ๐๐๐๐ก๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ง๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐ก๐ฬ ๐๐๐๐๐๐๐๐ก๐๐๐: ๐โ๐ธ๐ข๐๐๐๐ ๐๐๐๐ ๐๐ฃ๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐ ๐ก๐๐ ๐๐๐๐ก๐๐ ๐๐๐ก๐๐, ๐๐๐๐ ๐๐ ๐ถ๐๐๐๐๐, ๐ก๐๐๐ฃ๐๐๐ ๐๐๐ก๐๐๐๐๐ก๐๐ฃ๐ ๐๐๐๐๐๐๐ก๐. ๐ผ๐ ๐๐๐ก๐๐๐๐ ๐๐๐ ๐๐๐๐๐ ๐๐ข๐ ๐ ๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐ก๐, ๐๐ ๐ ๐ ๐๐๐๐๐๐๐ข๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐ ๐๐ ๐๐๐ ๐ ๐๐๐ก๐๐๐. —-
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Non sarร facile uscire dallโautoinganno europeo chiamato russofobia.
Enormi risorse sono state investite per anni su un mondo parallelo e finto che ha finito per mangiarsi il mondo reale.
Decine di pacchetti di sanzioni, autolesionismo energetico, distruzioni di infrastrutture, giornali asserviti alla narrazione del potere e perciรฒ finanziati generosamente, organi di informazione critici sempre piรน perseguitati, elezioni inquinate o annullate: tutto questo ha legato i vassalli europei a una dipendenza sempre piรน drammatica da una potenza nondimeno pronta a sacrificarli come agnelli al macello.
E quella potenza non era affatto quella additata a ogni loro respiro, cioรจ la Russia, bensรฌ proprio gli โalleatiโ: gli Stati Uniti dโAmerica.
LโAmministrazione trumpiana ha tolto di mezzo ogni vecchia ipocrisia.
Il lupo mangerร lโagnello senza piรน nemmeno le scuse e i pretesti della vecchia favola.
La Groenlandia รจ il primo grosso boccone, ma anche lโimmenso Canada รจ giร in stampa nel menu di Washington.
Solo che a Ottawa non ci stanno.
Il premier canadese Carney, una vecchia volpe del globalismo con ogni familiaritร con la City londinese, ha subito capito che non cโera da perdere un minuto, e in meno di un anno ha costruito una โpartnership strategicaโ con un altro gigante che ha quasi la sua superficie, ma soprattutto unโimmensa potenza industriale e demografica: la Repubblica Popolare Cinese.
Metร del continente nordamericano era sotto scacco, quasi alla mercรฉ degli USA, ma ora, con gli accordi firmati ieri, trova a Pechino uno sbocco immenso in grado di aggirare la pretesa di strangolarlo.
Curioso, no?
Le relazioni internazionali, quando si guarda in faccia agli interessi nazionali, portano a queste giravolte.
Converrete: รจ normale che ci sia chi non vuol rimanere con il cerino in mano.
Questo episodio prelude a un ripensamento dei โde-pensantiโ sonnambuli che hanno fin qui guidato i paesi europei verso il baratro della guerra totale con Mosca?
Lo spererei proprio, anche se proprio il loro โde-pensareโ li fa perseverare nel disastro.
Hanno fatto di tutto per non frenare la corsa al riarmo e per sposare ogni dismisura nel tagliare i ponti con la Russia e la Cina.
Frenare ora potrebbe salvarli, ma potrebbe anche non bastare, perchรฉ lโinerzia accumulata farร ancora danni a lungo, alcuni forse irrimediabili.
Una significativa sveglia รจ stata data dal missile russo Oreshnik.
Ricordate quando era entrato la prima volta in scena nel novembre 2024 come lo aveva liquidato il ministro degli esteri Tajani?
ยซIo penso che sia come facevano gli antichi guerrieri che battevano la spada sullo scudo per intimorire lโavversario. I missili di cui Putin parla, con i quali รจ stato fatto un esperimento lโaltro giorno, sono missili vecchi, non cโรจ nessuna novitร . Sono missili ritoccati, insomma hanno rifatto un poโ il trucco a missili che avevano per cercare di spaventare lโavversario ucraino per fare la voce grossaยป.
Quando il missile ha bussato di nuovo allโingresso del palcoscenico europeo, in questo gennaio 2026, le fesserie della missilistica di Tajani sono improvvisamente evaporate.
Altro che missili vecchi.
Noi lo sapevamo, ma Tajani non lo voleva sapere.
Erano nuovi, perรฒ con un messaggio โ quello sรฌ โ non nuovo, finora inascoltato:
ยซcari europei, voi insistete a cercare la โguerra totaleโ, ma โguerra totaleโ significa che dovrete fare i conti con testate nucleari non intercettabili, precise, a distanze illimitate. Ognuno degli Oreshnik โ nuovissimi, altro che tecnologie sorpassate โ puรฒ distribuire su 6-8 obiettivi altrettante testate ciascuna con una carica che vale 100-200 Hiroshimaยป.
Il messaggio รจ arrivato, bello forte.
Negli ultimi giorni si moltiplicano, in diverse aree dโEuropa, segnali di riposizionamento pragmatico rispetto alla linea di totale irrigidimento adottata negli ultimi anni.
In Germania, il cancelliere Friedrich Merz ha richiamato apertamente la necessitร di ricostruire un rapporto di compromesso con il principale vicino continentale, la federazione Russa, sottolineando che la Russia resta, a tutti gli effetti, un paese europeo.
Unโaffermazione che rompe il tabรน linguistico dominante e apre uno spazio politico nuovo, non confinato a una sola area del Paese.
Merz era quello che un anno fa, in versione Dottor Stranamore, diceva che bisognava quanto prima distruggere il ponte della Crimea.
Come cambiano le prospettiveโฆ
Sul fronte nordico, dalla Finlandia, lโex ministro degli Esteri Paavo Vรคyrynen ha invitato a riconsiderare la chiusura del confine con la Russia, evidenziando come lโinterruzione dei flussi abbia prodotto effetti economici negativi diretti per Helsinki e per le regioni di frontiera.
Infine, secondo fonti della stampa danese, la Danimarca starebbe valutando il rientro degli F-16 ceduti a Kiev nel 2024, con una nuova destinazione strategica: il loro dispiegamento in Groenlandia, segnale che non era il Cremlino, il grande pericolo, ma la Casa Bianca.
Nel loro insieme, questi episodi non indicano tanto svolte clamorose, quanto aggiustamenti progressivi: il riconoscimento implicito che lโapproccio puramente ideologico e sanzionatorio presenta costi crescenti e margini di efficacia sempre piรน ridotti.
Ecco, tutto avviene perรฒ troppo a rilento, neanche lontanamente al passo del Canada, che in sostanza ha detto agli USA: โdite che non ci sono alternative? Beh, noi le abbiamo trovate, e belle grosseโ.
Gli europei hanno inventato un pericolo inesistente, la Minaccia Russa, hanno distrutto ogni risorsa diplomatica e ancora mettono in mano le loro istituzioni a persone di sconcertante inadeguatezza: primi ministri sconnessi dai popoli, ministri degli esteri vuoti come un appartamento sfitto, ministri della difesa gonfi di conflitti di interessi.
E poi eurocrati della cui sterminata stupiditร si riconoscerร un giorno la valenza criminale.
Citofonare Metzola, Von Der Leyen, Picierno, Kallas.
Quando abbiamo avvertito che inventarsi il personaggio inesistente di Adolf Putin era una catastrofe cognitiva del nostro continente, ci inserivano nelle liste di proscrizione accusandoci di ogni nefandezza.
Noi non ci siamo mai fatti intimorire e i fatti ci danno ragione.
Milioni di persone saranno chiamate a svegliarsi, a non pagare loro il prezzo, e a farlo pagare invece a chi ci ha voluto portare alle soglie della โucrainizzazioneโ dellโEuropa.
Basterebbe una rivoluzione pragmatica: smantellamento della piattaforma di sabotaggio della pace impiantata a Kiev, nuova architettura di sicurezza comune europea con incentivi pratici al disarmo, interdipendenza e complementaritร eurasiatica per rilanciare gli investimenti.
Il resto รจ guerra.
Una guerra dove perdono tutti.