Mi chiamarono complottista. Oggi l’OPCW ammette di aver mentito su Douma

 
Nel 2018, da parlamentare neoeletto, fui tra i pochissimi in Italia a mettere pubblicamente in discussione la narrativa ufficiale su Douma, il presunto attacco chimico siriano usato da USA, Francia e Regno Unito per giustificare i bombardamenti contro Assad.
Oggi arriva una conferma clamorosa. Un tribunale internazionale ha dato ragione a Brendan Whelan, ispettore OPCW – l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche, il principale organismo internazionale di controllo e verifica in materia – coinvolto nell’inchiesta su Douma, stabilendo che l’organizzazione lo aveva sanzionato illegittimamente.
Ma il punto davvero esplosivo è un altro: durante il procedimento, l’OPCW ha di fatto ammesso di aver silenziato gli ispettori dissenzienti, occultato prove cruciali e soffocato il dibattito scientifico interno. Il rapporto finale fu manipolato: sparirono il parere di tossicologi tedeschi che escludevano il cloro come causa delle morti, nonché le analisi ambientali che smontavano l’intera narrativa dell’attacco chimico.
All’epoca, chi sollevava dubbi veniva immediatamente bollato come complottista o propagandista di Assad. Il solito Iacopo Iacoboni – oggi instancabile cacciatore di “putiniani” da inserire nelle sue colonne di proscrizione per vendere adesso come allora le guerre atlantiste – il 17 aprile 2018 mi dedicò su “La Stampa” un articolo con quella precisa cornice.
Eppure a quel tempo dicevo esattamente questo: «Per orientarsi, data la totalità dei precedenti in materia, è buona regola non credere a una virgola di qualsiasi comunicato che attribuisca ad Assad l’uso di armi chimiche. Non credere alla bolla propagandistica è una forma di ecologia del pensiero che ci aiuta a capire i pericoli veri, che sono tanti, potenzialmente apocalittici, e provengono ancora una volta dagli apparati che dominano il discorso pubblico sul Medio Oriente in seno agli Stati occidentali, alcuni dei quali continuano ad agire da grandi perturbatori di ogni prospettiva di pace.»
Oggi emerge qualcosa di enormemente più grave: un pezzo dell’organizzazione internazionale preposta al controllo delle armi chimiche ha piegato la scienza alla geopolitica.
Non è solo una questione siriana. È la crisi di credibilità delle istituzioni internazionali quando diventano strumenti delle guerre occidentali. Lo stesso approccio critico – quell’ecologia del pensiero – dobbiamo applicarlo oggi per smascherare i trucchi del Partito del Riarmo che vuole ucrainizzare l’Europa.

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