Silvio e la Prostituzione Universale

Vi
ripropongo questo pezzo pubblicato lo scorso gennaio, su un libro del
1993 che ci spiegava già tutto l’oggi. Si mantiene tremendamente
attuale. Quella italiana è un’agonia. La pagheremo carissima.

di Pino Cabras – da Megachip.

prostituniversTutti a chiedersi come siamo arrivati alla situazione di oggi, quando lo sputtanamento del Caimandrillo rivela Urbi et Orbi le sue ossessioni dissipate con prostitute recapitategli come pornopizze.

Nei primi anni novanta,
prima ancora che il Caimandrillo entrasse direttamente in politica, un
romanzo aveva già delineato il ritratto sputato della sua essenza. Il
libro, scritto da Lorenzo Miglioli, uno dei pionieri di internet in Italia, è intitolato “Berlusconi è un retrovirus: la fine dell’investimento” (Castelvecchi, 1993). Di seguito vi riportiamo alcuni estratti molto lungimiranti di cui vi raccomandiamo la lettura.

I nomi di Noemi Letizia e
Ruby Rubacuori – che negli anni novanta erano due neonate – per molti
evocano una sorta di deriva recente e senile di un malvissuto. Miglioli
intuiva invece già un ventennio fa che il Caimandrillo voleva «diventare
il Pappone Universale di quella Prostituzione Universale che Sade
auspicava come campo della liberazione assoluta dell’uomo». Non ci
credete? Tarate la vostra mente al 1993, e buona lettura.

Estratto N° 1

«Bene… dunque, la mia
tesi è quella che quest’uomo non è una canaglia, almeno non in primis,
non è demoniaco. Lui ha un altro problema: non è normale, in tutti i
sensi, ossia è a modo suo straordinario, extra-ordinario, eccedente in
tutto e onnivoro nel suo desiderio, ma completamente dominato da questa
debordanza ipocondriaca. È un quasi-psicopatico che vuole, oppure è costretto a
prendere alla lettera le sue ossessioni metaforiche. Ricordate il
serial killer che squarta le sue vittime una dopo l’altra, perché deve
prendere il loro cuore, letteralmente, deve dare carne alla sua fantasia
desiderante…

anzi, no, meglio… peggio… dare fantasia alla carne desiderante, a tutta la carne desiderante, tutta quella che lo desidera, che vuole andare a letto con lui e ancora non lo sa.

Io vi dimostrerò che
quest’uomo, se ancora si può parlare di uomo (io ormai lo definirei la
visione delle sue visioni, il fantasma dei fantasmi) è al limite di
quello che si può definire un essere umano: sostiene già ritmi poco
umani, si dice che dorma pochissime ore, vola in continuazione.

Mi dicono che scopa come
un grillo, che regala numeri di telefono di grandiosi puttanoni ai suoi
pargoletti rossoneri. Sono pettegolezzi, ma importanti a far capire che
ormai la sua biografia sta diventando una mitografia, quell’essere sta
diventando una leggenda.

Sta per trasformarsi in
qualcosa di altro. In cosa non si sa, ma come dice ancora una volta
Baudrillard: “Quale seduzione è più avvincente che quella di cambiare
specie?”. Lui vuole essere il primo di qualcosa di oltre-umano, oltre-se
stesso, che è l’unico modello umano a cui i suoi sensi siano
compatibili. Lui sta togliendo finalità alle cose umane, che non siano
le sue finalità. E, lo sapete anche voi, se non c’è finalità tutto è
mutazione continua, metamorfosi inarrestabile. E lui può esistere ed
espandersi e proliferare soltanto in quella condizione: se si ferma è
perduto».

«Vieni al sodo… argomentazioni?».

«Bene, cosa ne dite di un
uomo che replica i valori della propria infanzia e giovinezza nel mondo
mercato, letteralmente fino all’ultima molecola, fino al punto che,
corrompendo anime di qua e di là e corpi, menti e cervelli, non ha
replicato altro che quell’infanzia come mercato-mondo? Fino a che non ha
dato vita ad un teatrino della propria giovinezza in senso industriale,
una ricerca del tempo perduto come tempo realizzato?

Praticamente un alchimista pazzo, che ha deciso di inventare la macchina del tempo.

Lui non ha fatto altro che
vendere se stesso come originale di un seriale senza fine: tutti quelli
che lavorano con lui devono assomigliare a lui, clonarlo, lui è il
trionfo dell’individuo e dell’individualismo come ossessione del
vendere, e quindi del vendersi come atto di accettazione totale, come
identità di quell’essere nel vendere.

Prostituzione universale
realizzata. Incarnazione psicopatica del capitalismo come estinzione di
tutto quello che capitalismo non è. Come estinzione professionale di
tutto ciò che limita il vendere, di tutto ciò che diventa concorrenza
reale. Tutto sotto controllo, tutto nelle mani di chi controlla. Lui
desidera la tolleranza per vendere la sua tolleranza, la democrazia per
vendere la sua democrazia, il sociale per vendere il suo modello di
sociale… eccetera, fino al mondo e forse a Dio stesso. Silvio non è in
grado di partecipare delle idee collettive, vuole rendere collettive le
proprie. Se fosse un computer, sarebbe incompatibile con ogni altro
computer».

Estratto N° 2

«C’è chi ha detto: “Se
controlli la mutazione controlli anche la morte”. Infatti cos’è la
morte, se non una forma molto radicale di mutazione e metamorfosi?

Forse è questo il suo
motore segreto, ma per ottenere questo premio psichico, per godere lui
deve vendere, vendere anche il vendere: questa è la sua ossessione, la
sua professionalità, il suo credo. Silvio ha un esercito di venditori,
lui trasforma gli attori in venditori, i calciatori in venditori, i
giornalisti in venditori, le ragazzine in venditrici, le mamme in
venditrici, i politici in venditori e i venditori in politici.»

******

Torniamo a settembre 2011.

E i suoi presunti avversari che facevano, mentre tutto questo accadeva? Se lo chiede un bell’articolo di Alessio Mannino, intitolato “Contro il Berlusconi che è in noi“. Le domande spaziano su un drammatico autoritratto di una nazione.

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