Sabato 27 giugno interverrò a Roma, ospite della prima Assemblea Nazionale di Agorà, tra chi partecipa alle iniziative del professor Angelo D’Orsi. E quell’appuntamento, a quanto pare, fa venire l’orticaria a un pezzo del ceto politico, specialmente ai Tromboni Maccartisti.
In pochi giorni l’eurodeputata Pina Picierno — vicepresidente del Parlamento europeo — ha dato a chi si raccoglie attorno a D’Orsi degli «ignobili servi di un assassino». Carlo Calenda ha rilanciato un fotomontaggio con la scritta cubitale «PERSEGUITELI» e l’accusa, nero su giallo, di «intelligenza con lo straniero», una frase che inspegabilmente non si è tatuato ancora sotto il suo tridente ucraino. A Napoli, qualche mese fa, il presidente dei Radicali e di +Europa Matteo Hallissey aveva già aperto la danza con un’altra perla: «Che ci faceva in Russia?». Pochi giorni dopo lo vidi di persona al congresso di DSP, ma con meno fiato.
Fermiamoci su quelle parole, perché non sono battute. «Intelligenza con lo straniero» è il lessico dei tribunali speciali degli anni Trenta. «Perseguiteli» è ciò che si gridava in un’altra, buia stagione italiana. A pronunciarle, oggi, sono esponenti di quello stesso polo “europeista” che proprio in queste settimane prova a darsi una forma: l’asse Calenda-Picierno, il movimento “Europeisti” lanciato il 15 giugno a Milano, con +Europa, i liberaldemocratici di Marattin, Monti, Cottarelli. Un cartello che – in attesa di associare la Famiglia Addams e il Bar di Guerre Stellari – si autoproclama custode della democrazia, e intanto invoca la persecuzione di professori e cittadini colpevoli soltanto di chiedere la pace.
Visto che tengono tanto all’«intelligenza con lo straniero», una lezioncina di storia gliela offriamo volentieri. In questo Paese gli interventisti – quelli che ci hanno sempre spinto dentro le guerre – sono stati immancabilmente i più foraggiati dall’estero: accadeva già nel 1914, quando un certo Mussolini incassava denaro straniero per la sua campagna interventista. È una costante che non sbaglia un colpo. Non sarà che la prima gallina che canta è proprio quella che ha fatto l’uovo?
Perché – e qui parlano le inchieste, non io – guardiamo chi frequenta davvero gli “stranieri”. Secondo l’inchiesta della testata investigativa Follow the Money, la stessa Picierno ha incontrato a Bruxelles, con tanto di messa in posa e sorriso a 32 denti, l’IDSF: una lobby di alti ufficiali militari israeliani oltranzisti in pensione che – sempre secondo Follow the Money – promuove l’espansione degli insediamenti illegali nei territori occupati e nega legittimità allo Stato palestinese. E lo ha fatto senza registrare l’incontro nel sistema di trasparenza obbligatorio introdotto dopo il Qatargate. La censora degli “agenti stranieri” che riceve, e non dichiara, una lobby militare straniera: il paradosso si commenta da solo. E la beffa è doppia, perché quell’inchiesta è firmata da una testata finanziata anche dalla Open Society di George Soros: proprio il circuito “filantropico” tanto caro a quel mondo.
A proposito di Soros: la questione dei finanziamenti di quella matrice a +Europa non l’ho sollevata io. La sollevò a suo tempo persino Carlo Calenda, e i dirigenti del partito dovettero ammettere quella manna in forma di milioni. La loro, naturalmente, non sarà mai “intelligenza con lo straniero”. Ci vorrebbe intelligenza, peraltro.
E poi c’è l’informazione. Linkiesta – la testata dove scrive Massimiliano Coccia, marito della vicepresidente Picierno, considerata da molti l’organo ufficioso dell’oltranzismo ucraino in Italia – nel 2025 è stata ammessa dal Tribunale di Milano al concordato preventivo, schiacciata dai debiti. Dai suoi stessi bilanci risulta che nel 2023 la voce più grossa dei ricavi, oltre la metà, non erano le vendite caratteristiche ma generici “accordi editoriali” mai spiegatici, nonostante le nostre domande. L’unico accordo editoriale noto è la collaborazione con un quotidiano ucraino per il progetto “Slava Evropi”, presentato come iniziativa “in collaborazione con il Parlamento europeo”. Uh! L’istituzione di cui Picierno è vicepresidente. Domande legittime, no?, in un’epoca in cui proprio loro lanciano allarmi quotidiani sulle “interferenze straniere” nell’informazione.
Un metodo che nel 2024 ho battezzato “Piciernismo”: un maccartismo aggiornato, che processa le persone non per ciò che dicono, ma per dove sono state e con chi hanno parlato. La conoscenza diventa devianza, la curiosità intellettuale un tradimento. E il dissenso? Quello direttamente un reato da schedare. Allora sembrò una battuta. Oggi è cronaca.
Ecco. Sabato, a Roma, ci sarà tutto ciò che a loro fa così paura: Luciano Canfora, Jean Toschi, Margherita Furlan, Franco Cardini, Andrea Zhok, Claudia Candeloro, Thomas Fazi, Moni Ovadia, Fabio Massimo Parenti, e tanti altri. Professori, intellettuali, cittadini. Noi non perseguitiamo nessuno e non quereliamo nessuno. Ci riuniamo, a viso aperto, per costruire la pace e per impedire che trionfino gli interventisti del Partito del Riarmo che vogliono ucrainizzare l’Italia.
La differenza tra noi e loro è tutta qui. E si vede a occhio nudo.
Agorà — Prima Assemblea Nazionale. Roma, sabato 27 giugno, ore 14.30, Centro Congressi Cavour. — www.agoraitalia.org