Chi ricorda la pace? Un’operazione di verità

Nel suo editoriale di oggi (“Chi ripudia la pace”), Travaglio scrive che nel voto sulla risoluzione del primo decreto Draghi (1° marzo 2022) tutti i partiti votarono sì “tranne il solo Fratoianni”.
Qui occorre una puntualizzazione, senza polemizzare troppo: capisco benissimo che in poche righe non si possa ricomporre tutto il mosaico di quei giorni, e che farlo annoierebbe il lettore. Ma è proprio questa distrazione dei media, inclusa la sua testata, ad aver impedito a molti italiani di conoscere le posizioni di intere forze politiche, determinando una profezia che si autoadempie: quelle posizioni vengono espunte dal racconto e diventano prediche nel deserto, mentre Fratoianni si accomoda in una famiglia politica che in gran parte ha votato e vota per l’invio di armi, ma viene ricordato come l’unico oppositore. Qualcosa nel racconto non torna.
C’è anche un altro punto: ammettere che Nicola Fratoianni votò contro ma il M5S votò a favore, senza mai citare chi era uscito o era stato espulso dal M5S, aiuta a salvare la coerenza di Giuseppe Conte nella sua svolta pacifista (temo provvisoria ed elettorale, ma vedremo). L’esistenza di una “chiesa” fuori dall’Ecclesia pentastellata disturba il racconto semplificato. Ecco perché sento il bisogno di far emergere una coerenza che stava — e sta — fuori da quel quadro: quella di alcune decine di parlamentari, tra Alternativa e altri, che allora furono molto combattivi e decisi.
Qualunque forza politica che oggi, dichiarandosi per la pace, volesse evitare questa operazione di verità renderebbe monco e sospetto il proprio tentativo.
Ecco alcuni nostri interventi di quei giorni:

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