Gli europei vassalli e la vittoria di Putin

Intervista a Pino Cabras a cura di Enrico Oliari – notiziegeopolitiche.net

Pino Cabras, ex parlamentare 5 Stelle e di Alternativa, oggi esponente di Democrazia Sovrana e Popolare, è stato fra gli osservatori che si sono recati a Mosca per le recenti elezioni presidenziali, le quali si sono tradotte in un vero e proprio plebiscito per Vladimir Putin.

«È stata un’esperienza molto intensa, ho potuto percepire una fase nuova», racconta a Notizie Geopolitiche sul volo di rientro da Mosca. Come effetto di un lungo lavoro, Putin ha consolidato la nuova verticalità del potere, è riuscito a raccogliere attorno a lui la maggior parte dei cittadini russi. È stato un ‘voto d’ordine’, che si contrappone alla vulgata dei media occidentali, i quali hanno parlato di ‘voto sulla punta di baionetta’, di ‘rastrellamenti’ di elettori riluttanti con il Kalashnikov oserei dire, invece di un voto libero qual è effettivamente stato. Questo quadro, tuttavia, non pregiudica altri rilievi su aspetti critici sulla qualità della democrazia: si possono e si devono sempre fare critiche, ma è l’Occidente ad aver compromesso molto della qualità della propria democrazia. Ora Putin ha gli strumenti per rilanciare la Russia in un contesto internazionale, proprio a seguito del fortissimo consenso».

– In realtà un contesto internazionale a metà, dal momento che l’Occidente ha chiuso ogni possibilità di dialogo con la Russia…

«Non ne sono convinto. È vero, anche Putin ha smesso da tempo di interfacciarsi con il bureau dell’Ue, ma l’Europa non è solo l’Ue, e la sicurezza resta comunque indivisibile».

– Possiamo dire che è stata la crisi ucraina a portare al gelo fra Ue e Russia, nonostante il nostro vicino sia tutt’altro che trascurabile per il mercato e per le risorse energetiche?

«L’intento dell’Unione europea è stato quello di ‘disaccoppiare’ l’economia dallo spazio euroasiatico, con evidenti conseguenze per i cittadini residenti nell’area Ue».

– Ci siamo quindi tirati la zappa sui piedi?

«In ambito Ue siamo ormai giunti al vassallaggio rispetto alle strategie anglosassoni (parlerei per connotazione di ‘talassocrazie’).  Tuttavia, la Russia non ha rinunciato a un ‘soft power’ che tra qualche anno potrebbe portare a una nuova interazione continentale. Anche perché, come ha notato l’analista geopolitico ucraino Rostislav Ishchenko, che ora vive nella Federazione Russa, la Russia si sta tenendo pronta ad assumersi il fardello di una nuova funzione di regolazione dello spazio europeo, perché l’Ue sta entrando in una fase di grave crisi».

– Ritiene quindi che prima o poi l’Ue e Putin dovranno tornare a sedersi attorno a un tavolo?

«La classe dirigente russa si sta preparando a gestire la crisi dell’Ue, la quale sta puntando irrazionalmente a uno scontro totale».

– Intende dire cruento?

«No, non solo nel senso di scontro armato, ma comunque una contrapposizione dalle conseguenze imprevedibili, perché c’è una crisi del ruolo dell’Ue: basti vedere quanto sta accadendo in Africa da un lato, e dall’altro quanto avviene nel processo di deindustrializzazione, con la consegna della catena del valore dell’industria europea a un’economia di guerra subordinata agli Usa che arriverà a sacrificare la classe media. Potrà l’Ue reggere a pressioni così forti? All’autoinfliggersi tali limitazioni? In questo contesto Putin rappresenta una classe dirigente che ha addirittura l’ambizione di dare una risposta, mentre l’Ue si limita alla retorica russofobica».

– Quindi vede per l’Ue un futuro poco roseo…

«È avvenuta una trasformazione in modo rapidissimo, per cui oggi l’Ue – ormai istituzione belligerante – risulta essere il ‘fratello scemò’ della Nato, e questo rappresenta una sorta di presagio sinistro: invece di avviare l’europeizzazione dell’Ucraina, avremo l’ucrainizzazione dell’Europa».

– Oggi siamo difronte a un mondo multipolare: che futuro vede per i Brics?

«Va innanzitutto detto che i Brics non rappresentano un’alleanza militare, per quanto molti equivochino in tal senso. Semmai sono una delle conseguenze della fine del neocolonialismo istauratosi negli anni Sessanta al posto dei vecchi assetti coloniali. Quel mondo fatto di nord e sud sta finendo in modo repentino, e i Brics rappresentano l’elemento di un ordine nuovo. Un quadro che vede i paesi europei, ex potenze colonizzatrici, riorganizzarsi per reagire alle novità riproteggendosi da vassalli sotto gli egemoni anglosassoni.

Vorrei spiegarmi meglio: la Germania soffre per la crisi con la Russia (si veda il sabotaggio del gasdotto Nord Stream 2), ma la situazione viene incredibilmente accettata nella più completa acquiescenza: nessun appunto viene rivolto a chi gli aveva promesso proprio di far saltare quell’importante infrastruttura. Di riflesso tutta l’Ue ha accettato un’agenda fatta di contrapposizione, nonostante andasse contro i propri interessi. Ma prima o poi dovrà cambiare qualcosa».

– Perché l’Ue accetta questo stato delle cose?

«Per un duplice motivo. Innanzitutto di carattere storico, perché alla fine della Seconda guerra mondiale era stata progettata una struttura ancillare rispetto alle strategie nordamericane e di conseguenza tutto è stato accettato così. Poi per il cambio più recente delle classi dirigenti dei vari paesi europei, inclini a obbedire senza fiatare agli ordini d’oltreoceano e d’oltremanica. Succubi in tutto, vedi il caso Giorgia Meloni».

– Che ha da dire sulla premier?

«La Meloni di ieri non è la Meloni di oggi, si è smentita su tutto, un cambiamento radicale che l’ha resa sovrapponibile ai Verdi tedeschi, atlantisti ultras.»

– Forse perché in realtà la classe politica ha svenduto il proprio ruolo ai poteri forti?

«I poteri dominanti vogliono allineare gli interessi a quelli dell’asse anglosassone – statunitense».

– Come vede Democrazia Sovrana e Popolare il multipolarismo?

«Noi lavoriamo perché l’Italia abbia una posizione che la emancipi rispetto all’Ue, alla Nato e all’Oms.»

– Ma l’Oms non è l’Organizzazione mondiale della sanità?

«Sì, lo è. Presto verrà steso un nuovo trattato, con un protocollo che vincolerà i paesi membri a decisioni che non necessariamente sono in linea con gli interessi dei singoli Stati. Ad esempio, la facoltà di dichiarare determinate emergenze limiterà la libertà non solo prendendo spunto dalle questioni sanitarie ma anche ambientali. Non dimentichiamo che Carl Schmitt diceva che la sovranità è detenuta da chi è in grado di definire lo ‘stato di eccezione’».

Fonte: https://www.notiziegeopolitiche.net/pino-cabras-democrazia-sovrana-e-popolare-macche-putin-e-lue-ad-aver-compromesso-la-propria-democrazia/

Illustrazione: elettori russi al seggio, foto di Pino Cabras.

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