Il fusibile di Downing Street

Si dimette Keir Starmer, e già si scalda la poltrona per Andy Burnham. In dieci anni la macchina infernale della premiership britannica ne ha consumati sei: qualcuno durato il tempo di uno yogurt, quasi tutti incapaci di dire alcunché di memorabile. Non è più una serie di incidenti: è un regime di funzionamento. E un regime di funzionamento “deve” avere una lettura.

La mia è questa.

C’è stato un tempo in cui i cicli dei capi di governo britannici erano lunghi perché poggiavano su blocchi elettorali solidi, agganciati per radici profonde agli interessi di maggioranze reali di cittadini. Quel tempo è finito. Oggi il premier non rappresenta un blocco: è un fusibile. E il fusibile, per definizione, è il componente progettato per bruciare: si sacrifica lui perché il circuito a monte non salti.
Ogni nuovo inquilino di Downing Street porta in dote la stessa cosa: una scarica di novità, un orizzonte di aspettative, quel tanto di freschezza che riassorbe per qualche mese la disaffezione verso la democrazia e le istituzioni e tiene ancora relativamente alta la legittimazione della carica. Poi arriva il carico vero – ossia i problemi strutturali che nessuno è in grado di reggere con il solo volatile consenso pro tempore – e il fusibile fa quello per cui è stato montato: salta. Avanti un altro.

Ne deduco che il circuito che si vuole proteggere non sia tanto la volontà popolare, quanto i poteri che stanno a monte dell’interruttore. Va detto che non si tratta di un’anomalia tutta inglese. Guardiamo il continente: l’ex-Rothschild Macron (ma quanto ex?), l’ex-BlackRock Merz (ma quanto ex?). Premier e presidenti impopolari, espressione più dei poteri opachi che li sorreggono che dei cittadini che li votano. Durano un po’ di più, certo, ma questo avviene per via della diversa architettura istituzionale dei rispettivi paesi, non per una superiore base di consenso. La differenza è di ingegneria, non dunque di sostanza.

Proprio per questo il logoramento che segnala Londra è il più spettacolare di tutti. Là dove le protezioni istituzionali sono più sottili, il sistema brucia fusibili a vista d’occhio, in pubblico, uno dietro l’altro. È la spia rossa che si accende sul quadro: non un guasto passeggero, ma una crisi democratica enorme, che il ricambio continuo dei volti serve soltanto a non far vedere.

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