La trave e la raffineria: le prodigiose avventure da tastiera di Tartarino da Siniscola

 
C’è un personaggio – chiamiamolo il nostro Tartarino da Siniscola, o Sciaboledda per gli amici – che ogni volta che la realtà bussa alla porta dell’epopea ucraina reagisce nell’unico modo previsto dal manuale NAFO: bolla tutto come “spazzatura putiniana”, distribuisce volgarissimi patentini di idiozia (“propaganda per ritardati”) e, finiti gli argomenti, evoca il “fascismo russo”. È il riflesso condizionato del vice-Rutte da tastiera: gonfiare i muscoletti, reagire scompostamente alle prove, fare rumore per coprire e silenziare gli argomenti realmente esposti e farli dimenticare.
Ha inquadrato come “spazzatura putiniana” quanto ho raccontato avantieri a Liberti Media. Peccato che i 4,7 miliardi di dollari movimentati da oltre 2.300 società fittizie non li abbia inventati Mosca. Li ha resi pubblici il Servizio Tributario statale ucraino, diretto da Lesya Karnaukh, il 2-3 giugno 2026, trasmettendo gli atti alla Procura generale di Kiev; e la notizia l’ha rilanciata il “Kyiv Independent”, una delle testate ucraine più filo-occidentali che esistano. Tocca dunque a Sciaboledda spiegare ai funzionari del fisco ucraino e ai giornalisti del “Kyiv Independent” che sono agenti del Cremlino. Non sarà semplice, ma gli auguro buona fortuna.
Ma il capolavoro è un altro. Mi accosta alle “pagine che esaltano i bombardamenti”: io che tratto sempre con preoccupazione il divampare della guerra e che nel mio intervento a Liberti Media ho trattato solo la questione cruciale dell’idrovora sulla finanza pubblica e i criteri di adesione all’UE. E chi è che invece esalta i bombardamenti, platealmente, con tanto di foto dell’incendio? Lui. Appena un post prima esultava per il colpo alla più grande raffineria di Mosca: «pugno allo stomaco a Putin di fronte a tutto il mondo». La trave nell’occhio del nostro Tartarino si vede dallo spazio: accusa gli altri del peccato che ha appena commesso, struggendosi come un’educanda davanti al cavaliere vendicatore, povera stella.
Per il resto i fatti restano dove sono: che l’Europa abbia superato gli Stati Uniti come principale finanziatore di Kiev lo certifica il Kiel Institute; che l’ingresso ucraino, in assenza di riforma, drenerebbe una quota enorme della PAC mettendo nei guai gli agricoltori europei lo stima il segretariato del Consiglio UE, non un blog qualsiasi.
E come sempre accade nella prosa interventista di Sciaboledda arriva il tratto più rivelatore: il riflesso del delatore, che fa rima con calunniatore. Non gli basta mai avere regolarmente torto nel merito; pretende che la piattaforma tappi la bocca a chi dissente, e si rammarica che le sue segnalazioni non producano abbastanza censura. Battezza “odio organizzato” e “incitamento alla violenza” l’esposizione veritiera di un atto del fisco ucraino e della Procura di Kiev: vorrebbe cioè far rimuovere come “hate speech” un fatto certificato da certe istituzioni di Kiev che tanto preoccupano il cerchio magico di Zelensky. Puro maccartismo in stile Picernobyl: chi non recita le veline NATO non deve avere spazio nel dibattito, va semplicemente rimosso. Dove sono i gendarmi, signora mia? Una libertà di parola in cui libere sono soltanto le opinioni autorizzate.
Il giorno in cui il nostro Tartarino sostituirà un argomento a un insulto, e una verifica a una segnalazione, fioriranno i ciliegi in Groenlandia. Nel frattempo i numeri – esattamente quelli ucraini – restano in piedi.

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