Quando osservo il modo con cui i trumpiani gestiscono questa assurda storia dei piloti sopravvissuti all’abbattimento dei loro caccia e salvati con una complicatissima e costosissima operazione delle forze speciali, vedo all’opera gli stessi meccanismi di gestione manipolatoria delle notizie che avevo visto da vicino nella provincia dell’Impero, quando gli uffici comunicazione del M5S impacchettavano gli episodi negativi che riguardavano il partito all’interno di narrazioni che li assorbivano, diluivano, rovesciavano, congelavano, rimandando intanto la resa di conti con la realtà di due giorni, con la certezza che passati quei due giorni avrebbero escogitato un’altra rocambolesca distrazione manipolatoria che avrebbe procrastinato l’impatto. Chiamavo questa tecnica “il calcio al barattolo”, quasi la versione moderna del paradosso di Achille e la tartaruga formulato da Zenone di Elea.
Questa storia hollywoodista delle forze speciali americane in Iran che ora i media dell’Impero gonfiano all’inverosimile è fatta con gli stessi principi di quel gruppo di manipolatori che vidi da vicino, ma con una rete di propagandisti molto più potente e aggressiva. Raccolgo i dubbi formulati da Enrico Tomaselli:
«Dalle prime notizie che trapelano, sembra che il primo tentativo parziale di “boots on the ground”, da parte USA, si sia risolto in un fallimento epocale.
L’operazione di recupero dei piloti dell’F-15E abbattuto sui cieli dell’Iran è andata malissimo. Almeno due aerei C-130J Combat King III distrutti, uno o due elicotteri MH-6 abbattuti. E dei piloti – che Trump sostiene siano stati recuperati – non c’è alcuna prova visiva che lo siano effettivamente.
Avanti così.»
«UPDATE: Le perdite di aerei dell’esercito statunitense per salvare (non ci sono prove visive al momento) i due membri dell’equipaggio dell’aereo F-15E abbattuto sull’Iran:
Perdite confermate (conteggio attuale):
— 1× F-15E Strike Eagle — distrutto
— 2× elicotteri HH-60 — danneggiati
— 1x MH-6 Little Bird — distrutto
— 1× A-10 Thunderbolt II — distrutto
— 2× C-130 Hercules — distrutti
— 1–2× MQ-9 Reapers — distrutti
Danni possibili/non confermati:
— 1× F-16 Fighting Falcon — squawk di emergenza
— 1× KC-135 Stratotanker — squawk di emergenza
— 1× A-10 Thunderbolt II — possibile atterraggio di emergenza (dubbio)».
Situazione ancora “in fieri”. Tanto che poi Tomaselli fa notare: «se, come sembrerebbe da uno dei video, almeno un C-130 è stato abbattuto, è probabile che siano proprio morti. Comunque c’è ancora moltissima confusione su questo scontro, bisognerà aspettare un po’ per saperne di più.»
Anche se la conferenza stampa trumpiana di Pasquetta potrà persino esibire i piloti esfiltrati sotto il suono delle fanfare e vorrà pompare ulteriormente una perdita secca come un mirabolante successo, i fatti calciati in avanti come un barattolo si ripresenteranno nella loro crudezza: a queste condizioni, qualunque grande attacco via terra avrebbe costi immensi senza tangibili guadagni.
Questo è appena un assaggio.
È anche per questo che a Washington e a Tel Aviv le dichiarazioni dei politici e giornalisti su questa guerra sono sempre più criminali: come Trump, che annuncia di voler distruggere l’intera infrastruttura energetica e tutti i ponti dell’Iran, o come il giornalista israeliano estremista Shimon Riklin, che fa campagna per un tipo particolare di arma nucleare:
«Perché non usiamo una bomba a neutroni? È un tipo di bomba atomica che non danneggia gli edifici, ma uccide le persone in modo limitato».
È quasi mezzo secolo che dipingono l’Iran come barbarie. È invece un freno alla barbarie del campo in cui viviamo. Dovremo essere noi i primi a riscattarci, prima che questa barbarie tutta nostrana ci sommerga definitivamente, innanzitutto con le sue menzogne.
Trump, il barattolo e la tartaruga