Arrivano insieme i “punti di non ritorno”

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1. La durezza spietata dei fatti a Gaza ha costretto gli Stati Uniti a fermarsi prima del “punto di non ritorno” della propria reputazione. Dunque, finalmente non hanno messo il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che chiede l’immediato cessate il fuoco e misure umanitarie per una popolazione soggetta a ogni inferno in terra. Netanyahu ha già ignorato il mese di tempo entro il quale la Corte di Giustizia gli chiedeva prove di misure atte a evitare un genocidio. Sembra intenzionato a ignorare anche questa più perentoria richiesta dell’Onu. Per situazioni infinitamente meno gravi e certamente meno controverse di questa l’Impero dell’ipocrisia ha fatto scattare “sanzioni” (in realtà forme di guerra ibrida e assedio). Ora non ci sono più scuse. Le sanzioni, quelle vere, pienamente legali, pienamente aderenti al diritto internazionale, adeguate alla portata della violazione dei diritti umani, sono il nuovo “punto di non ritorno” della residua reputazione dell’Occidente. Non ci sono più nascondigli per chi voglia essere complice del suprematismo razzista della classe dirigente israeliana. 🌍⚖️
2. Domani alle 11:30, le Royal Courts of Justice decideranno se Julian Assange può appellarsi contro l’estradizione. Se gli è permesso, rimarrà in carcere in attesa dell’appello; se negato, rischia l’estradizione imminente, restando come ultima speranza la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che potrebbe intervenire per tenerlo nel Regno Unito. Questo scenario si svolge sotto la minaccia di gravi conseguenze se trasferito negli USA, dove è visto come nemico dal complesso militare-industriale per aver rivelato verità scomode. Vi ho appena detto nel modo più asettico una cosa che invece ci deve scuotere fino in fondo: il giornalismo così come lo conosciamo è giunto anch’esso alla soglia del “punto di non ritorno”. Ore decisive per la libertà o per un salto definitivo in una nuova epoca di abusi. ⚖️🗽
3. Quasi tutta la batteria dei facitori di opinione atlantisti dicono con sicumera che la strage moscovita al Crocus è stata opera dell’ISIS e di nessun altro. Una minoranza della batteria, quella che di solito elargisce patenti di “complottista” a chi ha indagato sullo stragismo degli ultimi vent’anni, è invece arcisicura che “ha stato Putin”. La batteria, ma stavolta tutta insieme, ha ignorato in blocco le notizie collegate alle strane dimissioni di Victoria Nuland, l’orchestatrice del Caos geopolitico russofobo, che preannunciava “bruttissime sorprese” per i russi. Sembrano invece non ignorarle i dirigenti russi, che a loro modo annunciano di essere arrivati proprio al “punto di non ritorno”. Lavrov ha detto che non si fida più della parola degli attuali dirigenti occidentali. Entrano in gioco i meri rapporti di forza. I dirigenti europei avevano detto fin dall’inizio che non volevano negoziati e che il verdetto sarebbe arrivato dal campo di battaglia. Saranno puniti vedendosi esauditi i desideri. Solo che rischiamo tutti. 🌎🔥
4) Manca meno di un mese per firmare e consentire a chi si batte per la pace una cosa molto semplice e democratica: partecipare alle elezioni europee con una proposta diversa da quella dei sonnambuli che ci portano al precipizio della guerra. Potete firmare in ogni comune e presso i banchetti di Democrazia Sovrana e Popolare (www.dovefirmare.it). I sondaggi stanno segnando una costante tendenza di crescita, che può diventare molto più netta una volta che c’è una forza in campo ovunque. Anche la democrazia è di fronte al “punto di non ritorno”. Dipende da ciascuno di voi. 🌎🔥

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