Alcune fra le testate più importanti dei due paesi che hanno aggredito l’Iran stanno diffondendo una voce clamorosa e finora priva di riscontri, proveniente dalle strutture spionistiche di entrambi gli apparati. Secondo questa voce, arricchita di dettagli romanzeschi, l’ex presidente iraniano Ahmadinejad sarebbe agli arresti: l’accusa è di essere in combutta con il Mossad, pronto a subentrare in un eventuale cambio di regime.
Due piccioni con una fava. Da un lato si accredita l’idea che la pretesa folle di forzare il crollo dello Stato iraniano avesse davvero appigli interni tali da giustificarne il costosissimo azzardo; dall’altro si semina discordia e sospetto tra le classi dirigenti iraniane, che sanno bene come i danni subiti abbiano goduto di complicità, ora rilanciate con grande impatto simbolico.
E poiché parliamo di redazioni imbeccate dalle stesse strutture d’intelligence che hanno gestito questa guerra fin dall’inizio – cioè fin dalle sue fasi preparatorie, durate decenni, e poi nei giorni dei bombardamenti – a colpi di operazioni sporche e operazioni psicologiche fondate su violente manipolazioni dell’opinione pubblica, non vedo perché avrebbero dovuto venir meno al mestiere proprio ora. Ingannano e mentono per la gola, confezionano pacchetti di polpette giornalistiche avvelenate, e la Fabbrica del Sogno e della Menzogna si presenta in mondovisione con lo stesso menu di sempre. Pensate a quante fesserie hanno detto sul comandante delle Forze Quds, Esmail Qaani: dato per morto, poi resuscitato, poi arrestato, poi rifugiato in Israele. L’altro giorno era in prima fila ai funerali di Ali Khamenei.
Capite perché mi sento di rifiutare questo menu ancora una volta, come tante altre volte in cui non mi sono fidato di loro. Facendo bene a non fidarmi.