Gli Stati Uniti alleggeriscono il proprio fardello e scaricano sugli europei il costo della guerra ucraina: noi paghiamo armi americane, sistemi americani, dipendenze tecnologiche americane. In cambio otteniamo deindustrializzazione, tagli sociali, pensioni future minacciate, sanità sotto pressione e una classe dirigente che chiama tutto questo “responsabilità”.
La NATO oggi parla il linguaggio dell’escalation permanente. Agita pericoli che essa stessa contribuisce a creare, pretende nuovi sacrifici, invoca il 5% del PIL in spese militari e intanto trasforma l’Europa in retrovia strategica di interessi che non sono i suoi.
Sul fronte iraniano, poi, si vede ancora meglio l’irresponsabilità dell’Occidente attuale: pressioni, minacce, punzecchiature, tentativi di logoramento. Ma il mondo non è più quello di trent’anni fa. Alcuni tabù sono caduti. Alcuni rapporti di forza stanno cambiando.
Il punto politico è questo: non possiamo continuare a farci rappresentare da dirigenti che prendono colpi, obbediscono, sorridono e poi presentano il conto ai cittadini.
L’Italia deve uscire da questa logica di servitù strategica. Deve tornare a difendere il proprio interesse nazionale, la pace, la sovranità, la sicurezza sociale. Non quella dei fabbricanti d’armi. Non quella dei manichini dell’Alleanza Atlantica.
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