La spirale mediorientale ricomincia e l’Europa non ha uscite

La situazione di relativo stallo nel Golfo della guerra iniziata dalla coalizione Epstein con l’aggressione all’Iran passa ora a una nuova fase.

In questi mesi di blocco intermittente di Hormuz, Trump ha detto letteralmente di tutto per cercare di distrarre dalla sostanziale sconfitta statunitense che ha dato le carte in mano a un Iran niente affatto remissivo e indisponibile a una sistemazione dei contenziosi e delle garanzie di sicurezza che non abbia una grande portata strategica.

Sempre in questi mesi, il padrone di Donald ha ampliato l’area geografica dei suoi crimini di guerra: mentre continuava i suoi massacri su Gaza, intanto che intensificava le soperchierie e le violenze in Cisgiordania, aumentava pure la pressione sul Libano, con l’invasione del Sud, la demolizione di decine di città e villaggi, i bombardamenti a tappeto su Tiro e Beirut, spesso con la tecnica criminale del doppio colpo per far strage dei soccorritori accorsi al primo colpo.

Gli iniziatori di questa guerra, mentre cianciavano di cessate il fuoco in presenza di sue continue e strafottenti violazioni, non potevano che essere trattati come soggetti totalmente inaffidabili. La loro parola non solo non valeva niente, ma si evidenziava come mero strumento di ulteriori e pericolosi inganni di cui scoprire continuamente il sottotesto.

Il realismo politico deve essere l’unica bussola per capire come si muovono gli attori in gioco. L’Iran vuole estirpare la costante e violentissima pressione di chi lo minaccia da quasi cinquant’anni e quindi interpreterà ogni atto, inclusa la ferocissima aggressione di Israele al Libano, come parte di un’unica scacchiera regionale: un ragionamento militarmente e politicamente inevitabile, tecnicamente ineccepibile.

Prevedo già le posizioni del governo italiano e delle altre cancellerie dei Maggiordomi Assortiti Europei. Dopo aver assecondato i massacri in Libano consentendo alla banda di suprematisti del Sionismo Reale di compromettere qualsiasi ordine del Medio Oriente, adesso considereranno inaccettabili le azioni dell’Iran e plauderanno alla nuova ondata di aggressioni di Bibi il Genocida arrogandosi di considerarle legittime e rinunciando a qualsiasi leva diplomatica, proprio mentre le opzioni iraniane possono mettere in ginocchio la sicurezza energetica occidentale.

I maggiordomi si presentano a questo appuntamento con la storia completamente disarmati sul piano energetico: hanno abbandonato il gas russo senza costruire alcuna alternativa credibile. Se Hormuz si chiude davvero, se il Golfo viene devastato, non c’è all’orizzonte un Piano B: solo il conto da pagare per anni di sudditanza geopolitica travestita da principio.

Quale immenso prezzo personale deve pagare l’unico in grado di fermare i boia di Tel Aviv, ossia Trump? Può farlo, ma per lui avrà un prezzo davvero enorme.

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