Crosetto v’indebita per comprare armi? Riscoprite Galtung, adesso!

Se non siete Crosetto, Calenda, Picierno, Tocci o Meloni, e siete incazzati perché il Partito Unico del Riarmo ha appena prenotato 14,9 miliardi di debito per ingrassare l’industria della guerra, presto vi accorgerete che incazzarsi non basta. Contano proprio su questo: sulla vostra stanchezza, sull’impoverimento, su una rassegnazione che arriva molto prima della resa. E contano su una parola: Crosetto l’ha chiamata «una scelta totalmente tecnica». Ecco, quella parola è il cuore della trappola. La trappola dei No Pax – chiamiamoli così – è sofisticata, e non si disinnesca con le buone intenzioni. Serve un metodo. Direi persino una scienza.
Johan Galtung (1930-2024), norvegese, ha passato sessant’anni a costruirla. Fondò a Oslo il primo istituto dedicato alla ricerca sui conflitti, fece da mediatore in oltre cento crisi, mise in circolazione categorie che oggi si usano senza più ricordarne l’origine: violenza strutturale, pace negativa e pace positiva, giornalismo di guerra e giornalismo di pace. Lavorava come un clinico: prima la diagnosi, poi la prognosi, solo alla fine la terapia.
Incontrai la sua opera da studente, preparando l’esame di sociologia, quando oltre al manuale bisognava conoscere a menadito il suo “Gandhi oggi”. Da allora mi porto dietro la domanda che attraversava quelle pagine: come si trasforma il rifiuto della guerra in un programma politico capace di incidere sulle strutture che la producono.
Di quel metodo mi serve soprattutto un rovesciamento. Prima di domandare chi debba vincere, domandiamoci QUALE STRUTTURA CONTINUERÀ A PRODURRE IL CONFLITTO ANCHE DOPO LA “VITTORIA”. È la domanda che il dibattito di questi mesi ha eliminato, ridotto com’è a due sole caselle, vittoria o resa, proprio mentre si prepara un’escalation di cui pochi osano nominare l’esito, a ottantacinque secondi dalla mezzanotte nucleare. Fra quelle due caselle sta quasi tutto il possibile, e per riconoscerlo servono strumenti che abbiamo lasciato arrugginire.
Comincio qui un percorso. Nelle prossime tappe smonteremo il conflitto europeo pezzo per pezzo, fino a una proposta di pace articolata e praticabile, con l’ambizione di renderla condivisibile molto al di là di chi già la pensa così.
Se vuoi la pace, prepara la pace. 

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